Perché fotografare una donna è diverso dal fotografare un volto

Non è una questione di tecnica. È una questione di sguardo.

Quando si parla di ritratto fotografico, si pensa spesso alla tecnica: la luce giusta, l'obiettivo giusto, la posa giusta.

Sono tutti elementi importanti, ma nessuno di questi, da solo, è sufficiente a raccontare una persona. Per questo motivo credo che fotografare una donna sia qualcosa di molto diverso dal fotografare semplicemente un volto.

Un volto si può illuminare, ma una persona, prima di essere fotografata, deve sentirsi accolta.

Il mio lavoro inizia prima dello scatto

Negli anni mi sono resa conto che il mio lavoro comincia molto prima del momento in cui porto la macchina fotografica all'occhio. Comincia nell'ascolto.

Nelle domande che faccio, nel tempo che dedichiamo a conoscerci, nel capire perché quella persona abbia deciso di essere lì, proprio in quel momento della sua vita.

Ogni donna arriva in studio con una storia diversa.

C'è chi vuole ricordare un cambiamento, chi desidera celebrare un traguardo, chi sente il bisogno di ricominciare, chi, semplicemente, vorrebbe imparare a guardarsi con un po' più di gentilezza.

Ed è proprio da quella storia che nasce ogni ritratto.

Non esiste una fotografia uguale per tutti

Per questo motivo non credo nelle fotografie costruite seguendo uno schema uguale per tutti.

Non esiste una posa universale.

Non esiste un'espressione perfetta.

Non esiste una luce capace di valorizzare chiunque nello stesso modo.

Esiste invece una relazione.

Ed è quella relazione che, poco alla volta, permette alla persona di abbassare le difese e di mostrarsi per quello che è davvero.

È in quel momento che nasce il ritratto.

Non quando premo il pulsante della macchina fotografica.

Ma quando smettiamo di preoccuparci dell'immagine e iniziamo a dare spazio alla persona.

Il problema non è il volto. È lo sguardo con cui ci osserviamo.

Una delle frasi che ascolto più spesso è:

"Non sono fotogenica."

La sento da quindici anni.

E quasi mai riguarda davvero la fotografia.

Riguarda il modo in cui quella persona è abituata a guardarsi.

Per questo motivo, se non hai ancora letto l'articolo "Non sei fotogenica. Sei semplicemente abituata a guardarti con gli occhi sbagliati.", ti consiglio di farlo. È il naturale approfondimento di questo tema e spiega perché, molto spesso, il problema non è il volto, ma lo sguardo con cui siamo abituati a giudicarci.

Ogni ritratto porta con sé una responsabilità

Fotografare una donna significa anche assumersi una responsabilità.

Ogni immagine che consegno contribuirà, almeno in parte, al modo in cui quella persona ricorderà sé stessa negli anni.

È un privilegio.

Ma è anche un impegno.

Per questo non inseguo la perfezione estetica.

Cerco autenticità.

Cerco presenza.

Cerco quella piccola espressione che magari dura una frazione di secondo, ma racconta molto più di una posa studiata.

Il ritratto racconta una persona, non un volto

Le fotografie che amo di più non sono necessariamente quelle più perfette.

Sono quelle in cui una persona riesce finalmente a riconoscersi.

Ed è questo il motivo per cui continuo ad amare il ritratto dopo tutti questi anni.

Perché, in fondo, io non fotografo un volto.

Fotografo la storia che quel volto porta con sé.

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Che cosa succede davvero durante un servizio fotografico?