Il corpo che hai oggi non sarà qui per sempre

Capita di riguardare una fotografia di dieci o quindici anni fa e pensare di essere state bellissime. La cosa curiosa è che spesso ricordiamo perfettamente che, quando quella fotografia è stata scattata, non lo pensavamo affatto. Anche allora c'era qualcosa che avremmo voluto cambiare: qualche chilo in meno, un corpo diverso, un viso più giovane, una versione di noi che ci sembrava sempre appena un po' più avanti.

È uno dei paradossi del rapporto che abbiamo con la nostra immagine. Siamo molto più indulgenti con la donna che siamo state che con quella che siamo oggi. Il tempo cambia il nostro sguardo e quello che allora consideravamo un difetto, anni dopo perde quasi completamente importanza. Rimane invece il valore di poterci rivedere in un momento preciso della nostra vita.

Nel mio lavoro incontro spesso donne che vorrebbero essere fotografate, ma non adesso. Prima vorrebbero dimagrire, tornare in forma, sentirsi meglio, avere più tempo per sé. Sono ragioni che comprendo e non credo che la risposta debba essere l'ennesimo invito ad “amarsi così come si è”. Il rapporto con il proprio corpo è molto più complesso di uno slogan.

C'è però un dato semplice con cui prima o poi facciamo i conti: mentre aspettiamo di sentirci pronte, continuiamo a cambiare. Il corpo che oggi osserviamo con tanta severità è un corpo che un giorno non avremo più. Non necessariamente perché sarà peggiore, ma semplicemente perché sarà diverso.

Forse è anche per questo che considero il ritratto qualcosa di diverso dalla ricerca di una bella fotografia. Fotografare significa lasciare una traccia di ciò che siamo in un determinato momento, con la nostra età, il nostro corpo e la nostra storia. Non significa cancellare ciò che non ci piace o costruire una versione idealizzata di noi stesse. Nel mio modo di lavorare significa piuttosto cercare uno sguardo capace di raccontare la persona che ho davanti, attraverso la luce, il gesto, la postura e tutto ciò che insieme scegliamo di portare nell'immagine.

Non penso che ogni momento sia necessariamente quello giusto per farsi fotografare. Penso però che valga la pena domandarsi quante volte stiamo davvero scegliendo di aspettare e quante, invece, continuiamo semplicemente a rimandare noi stesse.

Perché il tempo passa anche mentre aspettiamo di sentirci pronte. E forse, tra qualche anno, guarderemo una fotografia di oggi con la stessa tenerezza con cui adesso guardiamo quella donna che siamo state.

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Il coraggio di lasciarsi vedere