Il tempo per te non avanza mai
Ci sono cose che non decidiamo davvero di rimandare. Semplicemente finiscono sempre dopo qualcos’altro: dopo il lavoro, dopo i figli, dopo una scadenza, dopo aver sistemato casa, dopo quel periodo particolarmente complicato che dovrebbe finire tra qualche settimana e invece viene sostituito da un altro.
Tra queste cose, molto spesso, ci siamo noi.
La vita adulta è fatta di responsabilità, persone di cui occuparsi, problemi che non possiamo ignorare. Ma possiamo abituarci così bene a stare in fondo alla lista da non accorgerci più che lo stiamo facendo. Continuiamo a pensare che arriverà un momento più tranquillo, come se da qualche parte ci aspettasse una porzione di tempo finalmente libera da tutto il resto.
Quando avrò più tempo ricomincerò a fare quella cosa che mi piace. Quando i bambini saranno più grandi. Quando avrò finito questo progetto. Quando starò meglio. Quando avrò meno pensieri.
Quel tempo, però, non avanza mai.
Ogni fase della vita lascia spazio alla successiva. Una cosa finisce e un’altra prende immediatamente il suo posto. Quello che rimandiamo per qualche settimana diventa qualcosa che rimandiamo da mesi e, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo a parlare di cose che avremmo voluto fare anni fa.
È una dinamica che incontro spesso anche nel mio studio. Molte donne pensavano già da tempo alla possibilità di farsi fotografare. Non mancava il desiderio, mancava sempre il momento giusto per trasformarlo in una decisione. Prima c’era qualcosa da finire, qualcuno di cui occuparsi, qualche chilo da perdere, un periodo difficile da superare.
Nel frattempo la vita è andata avanti. Sono cresciuti i figli, sono cambiati i corpi, sono iniziati o finiti amori, abbiamo cambiato lavoro, attraversato malattie, perso persone, imparato cose. Il tempo non è rimasto fermo mentre aspettavamo di averne finalmente un po’ per noi.
È anche per questo che non amo definire un servizio fotografico una “coccola”. Mi sembra una parola troppo piccola. Un ritratto occupa uno spazio preciso nella vita di una persona e richiede, prima di tutto, una decisione: per qualche ora scelgo di esserci.
Significa pensare a come voglio essere raccontata, scegliere cosa indossare, entrare in uno studio senza dover fare contemporaneamente altre dieci cose. Significa stare davanti a un obiettivo e permettere a qualcuno di dedicare tutta la propria attenzione a noi. Non perché questo risolva qualcosa o cambi improvvisamente il rapporto che abbiamo con noi stesse, ma perché interrompe, almeno per un momento, l’abitudine a considerarci sempre rimandabili.
Il tempo per noi non si trova nascosto tra un impegno e l’altro. Non compare quando finalmente tutto il resto è sistemato, perché tutto il resto non sarà mai sistemato per sempre.
Il tempo che abbiamo è quello che continuiamo a distribuire ogni giorno. E quello che mettiamo sistematicamente per ultimo, alla fine, rischia di essere proprio ciò che non viviamo.
