Non ricordi più l’ultima volta che ti sei sentita bellissima
C’è una differenza enorme tra pensare di essere a posto e sentirsi bellissima. La prima è una condizione che conosciamo bene: ci vestiamo, ci sistemiamo, usciamo di casa e affrontiamo la giornata. La seconda è più rara. È quel momento in cui ci guardiamo e non cominciamo immediatamente a cercare qualcosa che non va.
Per molte donne, con il passare degli anni, questi momenti diventano sempre meno frequenti. Non necessariamente perché sia successo qualcosa di preciso. Semplicemente la vita si riempie, il corpo cambia, il viso cambia e lo sguardo che abbiamo su di noi diventa sempre più veloce e spesso più severo. Ci abituiamo a considerarci attraverso quello che vorremmo correggere: qualche chilo, le braccia, la pancia, le rughe, i capelli, un profilo che nelle fotografie non ci piace.
A un certo punto può succedere una cosa molto semplice: non ricordiamo più l’ultima volta in cui ci siamo guardate pensando di essere davvero bellissime.
È una delle ragioni per cui molte donne arrivano nel mio studio con un desiderio molto preciso e, contemporaneamente, con moltissime paure. Vogliono delle fotografie in cui vedersi belle, ma sono convinte di non essere fotogeniche. Non sanno come mettersi, cosa fare con le mani, quale espressione avere. Mi indicano immediatamente quello che non vogliono vedere e spesso conoscono benissimo ogni fotografia di sé che hanno detestato negli ultimi dieci anni.
Ma non è compito loro sapere come farsi fotografare. È il mio.
Un ritratto costruito bene non nasce chiedendo a una donna di mettersi davanti alla macchina fotografica e sperando che succeda qualcosa. Nasce prima, scegliendo insieme cosa indossare e che tipo di immagine vogliamo creare. Poi ci sono la luce, la posa, il gesto, l’inquadratura, la direzione. Tutto ciò che serve perché la persona davanti a me non debba preoccuparsi di “venire bene”, perché qualcuno se ne sta occupando per lei.
Non mi interessa convincere una donna che ogni fotografia di lei sia bella. E non penso nemmeno che desiderare di vedersi bellissima sia qualcosa di superficiale. Possiamo essere donne intelligenti, solide, consapevoli, avere costruito famiglie e carriere, attraversato momenti difficili e imparato a dare il giusto peso alle cose. Possiamo comunque desiderare una fotografia che ci faccia fermare quando la vediamo.
Una fotografia in cui riconoscerci e, nello stesso momento, sorprenderci.
È una delle cose che amo di più del mio lavoro: vedere cambiare l’espressione di una donna quando guarda per la prima volta un’immagine di sé che non si aspettava. Non perché sia diventata improvvisamente un’altra persona. È sempre lei. Solo che, per una volta, non è stata lasciata sola davanti al proprio sguardo più severo.
Forse non ricordi più l’ultima volta che ti sei sentita bellissima, ma questo non significa che quel momento appartenga necessariamente al passato.
