Non aspettare il momento giusto. Potrebbe non arrivare mai.

Perché un ritratto ha più valore quando racconta il cambiamento che stai vivendo, non quello che speri di vivere un giorno.

Qualche tempo fa una cliente mi disse una frase che mi ha colpito molto e che ora che ci penso ritrovo in molte storie.

"È da almeno tre anni che penso di fare questo servizio fotografico."

Tre anni.

Nel frattempo erano successe molte cose. Aveva cambiato lavoro, i figli erano cresciuti, aveva affrontato momenti difficili e altri bellissimi. La vita, semplicemente, era andata avanti.

Credo che questo sia uno dei motivi per cui tante persone rimandano un ritratto. Pensano che esista un momento perfetto: quando avranno più tempo, quando si sentiranno meglio, quando avranno perso qualche chilo o quando tutto sarà finalmente al proprio posto.

La verità è che quel momento arriva molto raramente.

La vita non si ferma mentre aspettiamo di sentirci pronti. Cambia continuamente, e noi cambiamo con lei. È proprio per questo che, con il passare degli anni, ho smesso di pensare al ritratto come a qualcosa che celebra un'occasione speciale. Oggi lo considero piuttosto un modo per dare valore a un passaggio della nostra vita.

Ci sono cambiamenti che scegliamo e altri che subiamo. Una nuova professione, una maternità, un figlio che cresce, una separazione, un compleanno importante, una malattia superata, oppure semplicemente la sensazione di non essere più la persona che eravamo qualche anno prima.

Sono tutti momenti che meritano di essere ricordati.

Quando riguardiamo una fotografia dopo molti anni, quasi mai ci soffermiamo su quello che allora ci sembrava un difetto. Non pensiamo alle rughe che non avevamo ancora, ai capelli fuori posto o al vestito che avremmo scelto diversamente.

Quello che vediamo è una versione di noi stessi che nel frattempo è cambiata.

Ricordiamo come vivevamo, cosa ci preoccupava, quali sogni avevamo e quali persone erano accanto a noi. È questo che rende una fotografia importante con il passare del tempo.

Per questo motivo mi capita spesso di dire alle persone che entrano nel mio studio di non aspettare la versione migliore di sé.

Se ti stai chiedendo perché considero il ritratto molto più di una semplice fotografia, ne ho parlato anche nell'articolo "Perché continuo a credere nel ritratto", in cui racconto la filosofia che guida il mio lavoro.

Quella versione, probabilmente, non esisterà mai.

Tra un anno penseremo che oggi eravamo più giovani. Tra dieci anni guarderemo queste fotografie con una tenerezza che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare.

Ed è proprio qui che, secondo me, il ritratto acquista il suo significato più profondo.

Non serve a dimostrare quanto siamo belli.

Serve a conservare la memoria di chi siamo stati in un momento preciso della nostra vita.

Se oggi mi chiedessero qual è il momento giusto per regalarsi un ritratto, non risponderei con una data o con un'occasione particolare.

Risponderei che il momento giusto è quello in cui senti che qualcosa dentro di te sta cambiando.

Perché i cambiamenti passano.

Le fotografie, invece, restano.

Se anche tu continui a rimandare perché pensi di non essere fotogenica, ti consiglio di leggere anche "Perché è così difficile lasciarsi guardare?". Scoprirai perché, nella mia esperienza, il problema non è quasi mai la fotogenia.

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